Premio della Bontà conferito al catanese Molino, intervista al Presidente Zuin

Marco Antonio Molino

Marco Antonio Molino ha deciso di dedicare la sua vita al polmone verde della Terra e ai suoi abitanti, in una scorsa intervista ha dichiarato a LiveUnict: “Il mio ricordo più bello è quello che vedo ogni volta sul volto dei bambini quando si emozionano davanti alla donazione di quaderni e penne e dalla loro gioia sembra che gli si regali qualcosa di preziosissimo”. Non è un caso che il suo ricordo più bello sia legato al sorriso dei bambini, perché proprio lo scorso anno il suo impegno è stato riconosciuto in Amazzonia anche attraverso l’intitolazione di una scuola a suo nome. La sua figura non è passata inosservata in Italia e quest’anno un altro importante riconoscimento è arrivato da parte del Comitato Internazionale della Croce che, a seguito delle segnalazioni ricevute, ha scelto il catanese Molino come vincitore del Premio Internazionale della Bontà 2016.

A Live Unict Luigino Zuin, presidente della commissione che ha conferito il Premio a Marco Antonio Molino, racconta la mission del Comitato Internazionale della Croce e del vincitore della nuova edizione del Premio.

1. Il “Premio internazionale della Bontà” è nato all’interno del Comitato della Croce di Cavarzere, qual è la vostra mission

Il Comitato della Croce, da 22 anni operante a Cavarzere, in Provincia di Venezia, è costituito da un gruppo di persone dedite al volontariato, la cui finalità principale è quella di offrire, del tutto disinteressatamente, solidarietà a chi soffre. Il Comitato trae il suo nome da una prima iniziativa, concretizzatasi nell’Agosto del ’92, allorquando venne innalzata sul Monte Cogne, in Val di Cembra (TN), una grande Croce dedicata a Monsignor Giovanni Battista Piasentini, Vescovo della Diocesi di Chioggia negli anni ’50-’70. Un doveroso ringraziamento ad un Pastore della Chiesa che, nel periodo successivo all’alluvione del Po del 1951, si era attivato con grande slancio in favore di quelle popolazioni e dei più bisognosi. Con il trascorrere degli anni il Comitato della Croce si è contraddistinto per un fiorire sempre più intenso di iniziative e, tra le tante, vanno ricordate quelle destinate a diffondere nei giovani il culto della solidarietà  e della legalità. Incontri tra studenti e magistrati, giornalisti e chiunque altro sia in prima linea a lottare per la legalità e la solidarietà dove le testimonianze di questi ultimi diventano preziose lezioni di vita per i nostri figli. Il 20 Settembre 2004 una delegazione dei vigili del fuoco di New York è stata ospitata a Cavarzere e i ragazzi, grazie alle toccanti testimonianze dei protagonisti, hanno potuto riflettere sull’attentato alle Torri Gemelle dell’11 Settembre 2001. Altre iniziative hanno coinvolto i detenuti e le persone bisognose nel nostro territorio; sono stati portati solidarietà e aiuti umanitari ai bambini e alle genti di Bosnia, Kossovo, Turchia, Chernobyl, Africa, Iraq, Bielorussia, India, Ucraina, Georgia e Romania. Autentici miracoli realizzati anche grazie al contributo dello Stato del Vaticano, delle più alte Istituzioni del nostro Paese e dei suoi rappresentanti oltre a tutte le Forze dell’Ordine.

2. Da quali idee ha origine il Premio?

Vogliamo che il Premio Internazionale della Bontà rappresenti una testimonianza dei valori positivi presenti in tutto il mondo, una testimonianza che in tutto il mondo esistono persone che donano la loro vita per gli altri, una occasione per dimostrare che ci sono tantissimi uomini e donne che ci fanno sperare nel futuro. Abbiamo bisogno di dimostrare alle generazioni che verranno quali sono i valori che contano; non è uno sforzo impossibile perché ogni giorno scopriamo che sono tantissimi coloro che vivono appieno i valori della solidarietà e della legalità ma lo fanno in silenzio, con umiltà, con senso del dovere! Almeno una volta all’anno vogliamo ricordare i valori positivi della vita, vogliamo essere emozionati ed emozionare per degli esempi di vita positivi … e sottolineo emozionati; una sensazione, un vocabolo che sembra essere sparito dal nostro vocabolario.

3. Nella scorsa edizione è stata premiata la città di Lampedusa, cosa vi ha spinti ad assegnare il premio ad una delle città, in questo momento, sotto i riflettori per il fenomeno dell’immigrazione?

Per rispondere a questa domanda vorrei riportare quanto ho detto proprio a Lampedusa e che può essere la risposta alla sua domanda.

Dal 1876 al 1915, i veneti e i friulani che lasciarono le loro case per cercar fortuna furono 3 milioni e 230.000 pari al 23% di tutti i migranti italiani. Nel censimento del 1901 si registrarono in Italia 34 milioni di abitanti. Dal solo Polesine, in quei due decenni e mezzo, se ne andarono in 63.000: un terzo dell’intera popolazione. Dal Brasile arrivarono lettere come quella di Bortolo Rosolen: “Il viaggio è stato molto pesante tanto che per mio consiglio non incontrerebbe tali tribolazioni neppure il mio cane che ho lasciato in Italia… Piangendo li descriverò che dopo pochi giorni si ammalò tutti i miei figli e anche le donne. Noi che abbiamo condotto 11 figli nell’America ora siamo rimasti con 5, e gli altri li abbiamo perduti. Lascio a Lei considerare quale e quanta fu la nostra disperazione che se avessi avuto il potere non sarei fermato in America neppure un’ora.” In cambio del biglietto e della promessa di un pezzo di terra gli emigrati “si obbligavano ad andare dove avesse voluto il Governo e venivano inviati sovente in zone selvagge e malsane, a sostituire gli schiavi liberati. Qui conducevano una vita stentata, isolati, spesso dediti all’alcol, senza assistenza medica, tormentati dagli insetti e dalla malaria, resi ciechi dal tracoma”. Gran parte del nostro gruppo di Cavarzere, ricorda l’alluvione del Polesine del 14 novembre 1951, quando l’acqua era dilagata nella pianura uccidendo 92 persone, distruggendo 5694 case, devastando 965 chilometri di strade di questa terra che chiamiamo, con un pizzico di ironia, “la Mesopotamia d’Italia”, in quanto stretta com’è dai due fiumi più grandi d’Italia: il Po e l’Adige. Prima dell’alluvione ci vivevano 351 mila persone e quarant’anni dopo, nel 1991, 248 mila. Ancora negli anni ‘90 esisteva “la Mercedes della Fiat”, una lunga macchina a sei porte, che un paio di volte alla settimana partiva dal piazzale della chiesa di Papozze per portare a Torino gente che andava a trovare fratelli e figli che erano emigrati per cercar lavoro alle catene di montaggio della Topolino. Non vogliamo avere la memoria corta, vogliamo continuare a ricordare e, soprattutto, vogliamo ringraziare la gente di Lampedusa perché quello che ha fatto e che continuate a fare, ci fa sentire orgogliosi di essere Italiani. E che i nostri nonni, i nostri bisnonni …, grazie a voi amici di Lampedusa, non soffrano troppo a causa di tutti coloro che hanno la memoria corta e non vogliono ricordare.

4. Quest’anno il vincitore è Marco Antonio Molino, una figura molto importante per la città di Catania grazie alla sua esperienza di volontariato in Amazzonia. Da cosa è scaturita la decisione di insignirlo di questo prestigioso Premio?

I motivi per cui abbiamo deciso di premiare Marco Antonio sono più di uno. Sicuramente l’essere vicino ai più deboli, ai più indifesi che nelle foreste amazzoniche del Perù chiamano con un bellissimo nome “Ninos Especial”  (noi li chiamiamo disabili) è stato un motivo importante. Ma è altresì importante il suo amore per la natura, un amore infinito che si traduce in progetti per la salvaguardia dell’ambiente dove ha scelto di vivere che le grandi multinazionali stanno devastando, rubando a tutti noi. E’ anche impressionante quanto sta facendo per l’intero pianeta per tutti noi; con i moderni supporti tecnologi, in particolare i social network, con i suoi amici “nativi digitali”. Per capire cosa sono cito la loro presentazione nel sito horizonteverde.org:Nativo digitale (digital native) è una espressione che descrive le capacità interattive di una persona che è cresciuta con tecnologie digitali e l’espressione viene utilizzata per indicare un nuovo modello di pensare e di vivere , collaborativo , alla ricerca di una economia della condivisione che metta fine al sistema economico attuale, insostenibile e centralizzato; sono i Commons collaborativi, ovvero comunità di cittadini e attivisti caratterizzate da una forte attitudine alla condivisione di idee, beni e servizi. L’affermarsi della cooperazione, al posto della competizione, della condivisione, anziché del monopolio, del diritto all’accesso, rispetto a quello della proprietà, dell’armonia con l’ambiente.”. Credo sia l’obiettivo principale per la salvaguardia degli esseri umani e quanto di più vicino all’Enciclica “Laudato Si’” di Papa Francesco che io abbia avuto modo di riscontrare.

5. Quando si svolgerà la cerimonia?

La cerimonia si svolgerà a Verona il 17 dicembre p.v. con inizio alle ore 18.00 presso l’Istituto Salesiano di San Zeno. Peraltro in occasione di questo evento, come abbiamo avuto modo di organizzare altre volte, si terra al mattino un incontro tra gli studenti degli ultimi anni scolastici (4^ e 5^, circa 500 studenti) dell’Istituto che ci ospita e alcune personalità di rilievo sul tema: “Immigrazione, accoglienza e solidarietà”. Parteciperanno all’incontro Don Luigi Merola, Presbitero e scrittore napoletano, noto per il suo impegno civico, Generale di Divisione Fabrizio Cuneo, Comandante del Comando Aeronavale Centrale, Guardia Finanza, Sua Eccellenza Dr. Nicola Diomede, Prefetto di Agrigento e farò da moderatore.

6. La Sicilia, anche quest’anno, torna dunque ad essere protagonista del vostro Premio, ma se guardiamo indietro potremmo ricordare una data importante per voi, il 26 maggio 2007. Quel giorno ad essere premiata nella città di Catania è stata la vostra Associazione con il premio “Chimera argento”. Cosa può dirci a proposito di quell’evento e del vostro legame con quest’Isola?

Il Premio Internazionale della Bontà, ormai arrivato alla 16^ edizione organizzata annualmente sempre in città diverse (Roma, Assisi, Padova, Bolzano, Trento, Venezia, Assisi, Firenze, Loreto, Città del Vatican,o, ecc.), si è svolto a Catania nel dicembre 2007. Nello stesso anno, sempre a Catania, il 26 Maggio 2007, in occasione della manifestazione Libertà e giustizia per la pace nel mondo, la nostra Associazione aveva ricevuto il premio Chimera d’Argento “per l’attività svolta a favore dei poveri e dei più deboli”. A Catania sono diverse le associazioni di volontariato impegnate ad aiutare i più deboli a partire dall’Associazione Soccorso e Fratellanza, ad esempio, con le quali noi siamo in contatto. Le associazioni di volontariato sono una realtà importantissima nel nostro paese e, in particolare negli ultimi anni in relazione al fenomeno dell’immigrazione, hanno svolto un ruolo determinate di sopporto e talvolta in sostituzione delle istituzioni per cui soni altresì importanti anche mantenere le relazioni tra di loro. Non nego però che la nostra organizzazione abbia un rapporto particolare con la Sicilia. Tenga presente che la nostra manifestazione, il premio Internazionale della Bontà, è dedicato ai rappresentanti delle Forze dell’Ordine, ai Magistrati e a tutte le vittime della criminalità e chi più della Sicilia ha pagato in questi termini nel nostro Paese. Per cui il nostro contatto è continuo anche con le vittime della violenza della vostra Isola, con i magistrati della DDA di Palermo che negli ultimi anni non hanno mancato quasi mai di partecipare al nostro evento, con chi si occupa oggi, sempre nella vostra splendida regione, di occuparsi dei trafficanti di esseri umani. E non perché tali fenomeni siano circoscritti in Sicilia ma perché sono diffusi in tutto il nostro paese e un confronto con chi ha pagato di più può essere solo d’insegnamento e prevenzione.

7. Ci leggono molti giovani, in modo particolare studenti universitari, cosa si sente di dire loro a proposito dell’importanza del volontariato e, dunque, di spendersi per aiutare gli altri?

Credo che molte risposte alla sua domanda siano già presenti nelle risposte già date. In ogni caso credo che il volontariato sia la base etico-sociale della vita di ogni persona. Non possiamo sperare che le istituzioni siano la soluzione ad ogni problema umano-economico-sociale; anzi tutto ciò, a causa dell’individualismo, della corsa all’accaparramento di ricchezze individuali sempre più consistenti (e inutili), sta facendo allontanare le istituzioni da questi problemi. Chi altri, se non le organizzazioni di volontariato, potranno avere la sensibilità di affrontare i problemi sociali, dei poveri, dei disadattati, degli oppressi e, il caso di Marco Antonio Molino è emblematico, della salvaguardia ed equa distribuzione delle ricchezze del pianeta. In pratica fare volontariato, a mio avviso, è essere una spina nel fianco dei potenti, degli oppressori per perseguire una società civile più giusta equa. In pratica un  partecipare per perseguire, mantenere, migliorare i valori della democrazia ed etici.

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