Taormina, lavori in corso per un Libero Consorzio dell’Etna

Taormina, lavori in corso per un Libero Consorzio dell'Etna

Il giorno 15 luglio nell’aula consiliare di Taormina si sono incontrati diversi Sindaci e Presidenti del Consiglio di numerosi Comuni Siciliani, tra cui: Aci Bonaccorsi, Acireale, Aci Sant’Antonio, Santa Venerina, Zafferana, Acicatena, Calatabiano, Castiglione, Fiumefreddo, Linguaglossa, Milo, Riposto, Pedara, Adrano, Viagrande, Nicolosi, Ragalna, Giarre, Piedimonte Etneo, Bronte, Randazzo, Maletto, Maniace, Santa Maria Licodia, San Pietro Clarenza, Fiumedinisi, Roccalumera, Castelmola, Graniti, Santa Teresa di Riva, Taormina, Francavilla, Roccella Valdemone, San Teodoro, Pagliara, Gaggi e Mojo Alcantara con l’intento di promuovere la costituzione di un Libero Consorzio dell’Etna.

Sono stati riconosciuti motivi di interesse indennitario, territoriale ed economico che sostengono tale iniziativa, ma anche forti impedimenti che vengono ravvisati nella modalità di adesione attraverso lo strumento referendario, ritenuto inutile e costoso. È stato altresì costituito un gruppo di lavoro composto dai Sindaci di Acireale, Taormina, Bronte, Riposto, Giarre, Roccalumera, Santa Teresa di Riva, Nicolosi.

Il Sindaco di Castelmola Orlando Russo ha inoltre dichiarato che sarebbe opportuno che il neo Consorzio si chiamasse “Taormina-Etna”. Certamente l’iniziativa merita di essere oggetto di approfondimento a breve, alla luce anche delle novità che si spera possano presto emergere nelle sedi politiche regionali e nazionali per la modifica della norma istitutiva dei Liberi Consorzi e pertanto i Sindaci hanno deciso di rivedersi entro la fine del mese per potere definire con maggiore oculatezza l’iter di costituzione del suddetto Consorzio.

E mentre si susseguono gli incontri più o meno formali tra i sindaci e gli addetti ai lavori per la definizione dei futuri “confini territoriali”, c’è chi già giustamente lamenta che sotto la bandiera del contenimento dei costi si sia già sottratto troppo spazio alla democrazia e, che il futuro di un intero territorio, non possa non passare dalla consultazione diretta dei cittadini. La democrazia si sa ha un costo: val davvero la pena di eliminarla e dare ancora più potere a burocrati e tecnocrati?