Riassunti sei, licenziati tre

Aci S. Antonio. Sono gli operai della «Geoambiente». Sindacato mobilitato.

Brutte notizie per tre dei nove operai della ditta Geoambiente che dieci giorni fa si erano resi protagonisti di una protesta davanti la sede dell’Ato Catania 2 Aciambiente ad Acireale per manifestare contro il provvedimento di sospensione o, in quattro casi, d’interruzione del rapporto di lavoro.
Nella giornata di sabato scorso soltanto sei dei nove dei lavoratori interessati sono stati riammessi al lavoro: gli altri tre dipendenti sono stati invece sorprendentemente licenziati.
«Siamo davvero molto rammaricati da quanto è accaduto – ha commentato dal canto suo il segretario provinciale Ugl Federazione Igiene Ambientale, Santo Gangemi-. Avevamo infatti ottenuto la promessa dalla ditta che tutti e nove i lavoratori avrebbero ripreso a lavorare e oggi non possiamo far altro che notare, con grande rammarico, che quelle promesse sono state clamorosamente disattese».
Dopo la protesta, era giovedì primo di luglio, proprio davanti alla sede di Aciambiente, Ugl e i lavoratori erano riusciti a ottenere un incontro in Prefettura con Geoambiente, la ditta questa che si occupa di servizi ecologici e ambientali nei Comuni etnei di Acicatena, Aci S. Antonio, Viagrande, Valverde e Trecastagni.
L’esito dell’incontro, svoltosi una settimana dopo, era stato definito assolutamente positivo dallo stesso Gangemi che aveva anche ringraziato le parti per l’impegno che era stato preso in quella sede.
Immediata quindi la mobilitazione, all’arrivo della notizia dei licenziamenti, di Ugl che ha immediatamente richiesto un incontro, che si terrà domani,stavolta presso l’Ufficio provinciale del lavoro, tra le parti in causa per poter discutere dello spinoso argomento.
«Precisiamo – ha dichiarato l’avvocato Giovanni Pappalardo nella veste di rappresentante di Geoambiente – che si tratta di due licenziamenti, non tre e della scadenza di un contratto a termine: in ogni caso rinviamo tutto al tavolo istituzionale convocato tempestivamente nelle sedi competenti per poter chiarire la nostra posizione».

(font: La Sicilia – Davide Quattrocchi, 20 luglio 2010)

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