I thè culturali di Amigdala – 5°

MARGHERITA BADALÀ
Siciliana di Acireale, Danzatrice, Danzaterapista dal ’91 (Riza Psicosomatica, Art Therapy e Danza Spontanea con Elsa Stagnaro) e Feldenkrais Practictioner dal ’92 (Formazione Professionale Italiana a Milano con Ruthy Alon). Studiosa, ricercatrice e insegnante delle danze tradizionali del sud Italia; ha studiato con i maestri della tradizione coreutica popolare, tra cui G. Gala, Anna Perrotta e Gabriele D’Ajello, Giuseppe Crucitti, Anna Cinzia Villani, e nel 2004 consegue il diploma di ins. di danze popolari pugliesi. Nel 2002 ha iniziato una ricerca sulla danza tradizionale in Sicilia e in particolar modo nell’area dei Peloritani dove ha approfondito la conoscenza del “Ballettu” del quale ha avviato la riproposizione tramite l’insegnamento, le feste rituali e le conferenze.
Vive a Catania e con l’Associazione Culturale “Danza e-mozione” pratica la propria professione in Sicilia, dove conduce corsi settimanali, stage e sedute individuali di Danza Spontanea, Taranta e Metodo Feldenkrais; è Docente dei corsi di aggiornamento presso Scuole dell’infanzia, elementari, medie e superiori, Istituti della Salute quali “Casa famiglia Rosetta” a Caltanissetta, “Fondazione Auxilium” a Valderice, O.D.A. a Catania ecc.; docente di Consapevolezza Corporea presso il corso di “Psicomotricità e Movimento” e di “Armonizzazione posturale” presso l’I.R.I.S. di Catania; collabora con altre Associazioni Culturali in Sicilia, Friuli (Udine e Pordenone), dove conduce stage mensili di Taranta ed è docente presso i corsi di formazione di danzaterapia “A Ritmo” e “Le danze popolari come terapia“, a Roma, Padova ed a Lucera al Festival di danze popolari “Zingaria“.
Si occupa di danzateatro e ha lavorato come danzatrice e coreografa, oltre che nelle scuole, in alcuni spettacoli quali “Etnie” con “I petri c’addumano“, “Afrodita” con Paola Mandel, “Marganto” con la Compagnia “Danzataranta” , “Simenza D’Amuri” con gli allievi del corso di Taranta di Catania. Ha organizzato numerose “Feste ‘a ballo” rituali secondo la tradizione popolare, collabora come danzatrice con diversi gruppi di musica popolare.

U BALLETTU: DANZA TRADIZIONALE SICILIANA
Alla ricerca delle ultime tracce delle tarante tradizionali in Sicilia, ecco il “Ballettu“, danza contadina e pastorale dell’area montuosa del Messinese, i Peloritani, in via di estinzione nella sua forma più “antica“, ma ancora ricca di vibrante ritmicità e di contenuti relazionali.
Il Ballettu si è ballato nelle case fino agli anni ’40 ma, dopo la seconda guerra mondiale, è stata poco a poco sostituito dalle danze allacciate provenienti dal nord Europa, mentre la musica si è perfettamente conservata. È ancora molto presente nel ricordo degli anziani ed è tutt’ora ballata con vigore anche dai giovanissimi in alcune “oasi” dove si è potuta conservare grazie alle famiglie di suonatori e danzatori. Grazie alla ricerca sul campo effettuata da Margherita Badalà, in qualità di danzaterapeuta e studiosa di movimento (Feldenkrais® practictioner), iniziata nel 2002, si sono riportati in luce struttura e contenuti del ballo tradizionale, tenendo conto delle differenze specifiche di ciascun paese.
La ricostruzione della danza si basa sull’emozionante osservazione avvenuta nel corso della ricerca sul campo sia della danza eseguita spontaneamente che eseguita appositamente grazie ad un lavoro di memoria ed ai racconti dei danzatori tradizionali: attraverso il movimento e le forme del corpo si trasmette l’interpretazione che ognuno di loro ne ha dato, cogliendo così quella freschezza, intensità e vivacità che la caratterizza.
Ballata sul ritmo della zampogna e del tamburello, talmente vibrante da suscitare allegria e vigore, la danza si basa, da un punto di vista cinetico, su un rapporto attivo con l’elemento terra, “pestando” il tempo così da suscitare un’onda ritmica di flusso che scatena vitalità e buona predisposizione alla relazione con l’altro. Tutt’oggi si balla in coppia (uomo/donna o uomo/uomo) e, anticamente, “in rota” (cerchio rituale) con un direttore di ballo.
La ricerca, coadiuvata dagli etnomusicologi Mario Sarica e Grazia Magazzù, dal dottore Enrico Briguglio, dal professore Giuseppe Cavarra e dal videoperatore Marcello Trovato, si sta diffondendo in Sicilia tramite corsi esperienziali, Feste ‘a Ballo nelle piazze dei paesi dei Peloritani con il coinvolgimento attivo degli abitanti, sia degli anziani detentori della memoria che dei giovani, dei suonatori tradizionali e, inoltre, con interventi nelle scuole con i ragazzi: nel resto d’Italia con stage didattici presso Associazioni Culturali e Comuni e con spettacoli artistici con la Compagnia Danzataranta.
I corsi/stage si propongono di far conoscere i princìpi coreutici e relazionali del Ballettu, impostando l’esperienza cinetica su uno studio puntuale della organicità del movimento, tipica delle danze popolari, in relazione al ritmo ed alla melodia della musica tradizionale, suonata dal vivo dal musicista e ricercatore di zampogna a paro, Pietro Cernuto.
Sentire” la danza, farla propria, è il principale obiettivo didattico, affinché non sia un’acquisizione nozionistica di passi ma un’esperienza viva: in questo senso la tradizione può continuare a “tradire” attraverso i suoi danzatori.
Acquisiti gli schemi motori e le figure principali si ha cura di collocare la danza nel suo contesto ideale che è la “rota rituale” (il cerchio) con le singole coppie che danzano al centro, modalità appartenente alle culture antiche di tutto il mondo che favorisce la comunicazione tra le persone affinché la danza dei singoli, nella loro originalità, sia riequilibrante per il gruppo che la osserva e la contiene, in uno scambio reciproco di emozioni.
La ricerca continua e apporta conoscenze sempre nuove o chiarisce dubbi ed equivoci del percorso.
Un grazie particolare a tutte le persone che generosamente hanno donato la loro memoria perchè hanno creduto in questa ricerca. Un pensiero speciale per un bravissimo ballerino che ci ha lasciati recentemente, Natale Riposo, il quale, nonostante la debilitazione provocata dalla malattia, ha danzato per me nei suoi ultimi mesi di vita.