Una linea sottile

L’esame di maturità, edizione 2009, finalmente è andato in archivio. E’ stato l’anno della grande svolta, da più parti invocata? Non lo è stato? Chissà! Le opinioni in merito sono divergenti. E’ certo un paradosso come solo il momento conclusivo di un lungo iter attiri tanta attenzione, per cui mettiamolo da parte, e cerchiamo di abbozzare una riflessione di carattere generale.

Io penso che la scuola italiana abbia sempre avuto, e mantenga, come una propria ‘forza d’inerzia’, per cui alla fine i conti tornano. La vitalità della cultura e della scienza italiana, lo testimonia. Ma allora, cosa c’è che non va? A mio parere c’è una linea sottile, ma forte, che lega insieme i diversi aspetti negativi della situazione scolastica italiana. Platone nel Fedone parlava di misologia, ossia di ‘odio verso ogni discussione’, che nasce quando ci si convince che ogni tesi sostenuta sia falsa. Molto più modestamente io ritengo che quella linea sottile sia costituita da una sorta di nichilismo conoscitivo, cioè dalla convinzione, che coinvolge tanti giovani, che non ci sia nulla che valga la pena imparare. Non si salva nessuna disciplina, nemmeno l’inglese, la lingua del computer e della musica giovanile. E’ l’effetto ‘trascinamento’ di una ‘forma mentis’ che detesta l’astratto, il concettuale, il teorico, non rendendosi conto che non esiste un’attività umana che prescinda da questi momenti. Ci troviamo di fronte ad un consumismo cognitivo, che agisce scartando tutto ciò che non è facilmente assimilabile in vista di un utile concreto e immediato. Ma la conoscenza è propriamente mediazione fra soggetto ed oggetto, per cui nulla resiste a quell’azione disgregatrice. Non essendoci alcuna conoscenza che sia immediatamente fruibile come utile, allora nulla è degno di essere conosciuto, e tutto viene progressivamente ridotto al livello dell’inutilità. E’ questo il risultato estremo cui si giunge in una società nella quale ciò che ha valore intrinseco, in sé, viene subordinato a ciò che ha valore solo estrinseco, fuori di sé. Ma quella società è destinata a sfasciarsi, perché i suoi pilastri saranno inesorabilmente corrosi dalla ruggine del nichilismo etico.

Questo è, a mio parere, il male ‘oscuro’ che affligge la scuola italiana, abbastanza diffuso tra giovani ed adulti, ma contro cui quotidianamente lottano tanti bravi insegnanti e bravi studenti. Quest’anno ho avvertito una certa tendenza a sentenziare e a sbizzarrirsi in tecnicismi. Ma de hoc, sileat.

Salvatore Daniele

  1 comment for “Una linea sottile

  1. antonio
    21 luglio 2009 at 22:29

    Concordo con quanto scritto dall’amico Salvatore, ma vorrei mettere a fuoco qualche ulteriore precisazione. Per quel che concerne la realtà italiana, il male “oscuro” a mio avviso non risiede nella scuola, bensì al di fuori di essa: in contesto sociale più ampio in cui essa si inserisce perfettamente e di cui semmai risulta un piccolo specchio.
    Moltissimi studenti e tanti insegnanti dimostrano costantemente la ricerca di una profondità dell’apprendere, dell’insegnare e del sapere, anche se restano poi schiacciati da una scuola che si disinteressa delle effettive conoscenze per costruirsi invece come meccanica e programmata produttrice di “verifiche”. Ed è così che si disperde il gusto della discussione, della riflessione, della comprensione vera di quanto si sta esaminando: la spiegazione diventa utile solo ai fini dell’esaurimento del programma; la preparazione resta utile solo ai fini dell’interrogazione. Non che le verifiche debbano scomparire, ma nemmeno devono essere il fine ultimo e supremo dell’attività scolastica.
    Ed è invece questo tipo di scuola che -nemmeno troppo oscuramente- l’attuale società italiana chiede e vuole: una scuola che non abitui troppo a pensare ed a discutere (così da non perdere tempo) e che sia poi facile da misurare, soppesare e giudicare, a volte in modo farneticante…