Ici sulle aree edificabili, un coro di no

Viagrande. Tramontata l’ipotesi del condono, tanti cittadini stanno preparando i ricorsi.

Le tasse, si sa, non vengono mai digerite di buon grado. Quando poi, come nel caso delle aree edificabili, piombano sui cittadini con una richiesta che abbraccia un numero considerevole di anni, le situazioni diventano davvero pesanti. Stiamo parlando dell’Ici sulle aree edificabili, che per anni l’amministrazione comunale di Viagrande non ha applicato in attesa che i tecnici quantificassero i valori dei vari terreni e che poi è stata notificata (nel rispetto dei termini di prescrizione che, normalmente, per imposte di questo genere, sono di cinque anni).
In paese, di questa imposta se ne è discusso anche in sede di Consiglio comunale, soprattutto per quanto riguarda l’aspetto delle sanzioni applicate dalla San Giorgio, la società incaricata dal Comune di riscuotere le imposte e di scovare eventuali evasori.
C’era chi, come il consigliere di maggioranza Santo Rapisarda (titolare di uno studio commerciale al quale molti cittadini si sono rivolti per essere assistiti nei ricorsi) aveva proposto di procedere a un condono per alcune sanzioni, alla luce del fatto che anche i cittadini che avrebbero voluto pagare, nel passato, questa imposta sulle aree edificabili, non avrebbero potuto farlo perché non ne erano stati stabiliti i valori.
Naturalmente, al fine di non fare scadere i termini per la presentazione dei ricorsi, i cittadini si stanno rivolgendo agli studi specializzati e il contenzioso sarà sicuramente piuttosto corposo.
E’ vero che tutti gli enti locali hanno necessità di far cassa, considerate le magre entrate per la diminuzione dei trasferimenti dallo Stato e dalla Regione, ma è altresì vero che i cittadini non possono essere tartassati continuamente con imposte (come l’Ici sulle aree edificabili) che potevano essere ridimensionate.
Si potrebbe far cassa, suggeriscono i cittadini, sfruttando i vari cespiti di cui l’amministrazione comunale è proprietaria e richiedendo i canoni di affitto, cosa che sino a oggi, per alcuni cespiti importanti, non è stata fatta.
Intanto, la prima a soffrire della sbandierata recessione è la più importante festa che si svolge a Viagrande da oltre due secoli, quella del Patrono S. Mauro Abate, alla cui commissione centrale sono stati decurtati i normali contributi annuali, per non parlare delle luminarie di Natale nelle piazze e nelle strade, ridotte davvero al lumicino…

(font: La Sicilia – Paolo Licciardello, 07 gennaio 2009)