Gill Negretti. Cinquanta anni portati bene

Il sassofonista catanese racconta la sua carriera e affonda il dito su Fausto Papetti.

Ha cinquant’anni di attività alle spalle ma non li dimostra. Gill Negretti, occhi scuri, aspetto curato, sassofonista catanese, di talento riconosciuto, racconta della sua carriera cominciata quando era appena adolescente e il suo sguardo s’illumina: “Ero un bambino quando mi sono accostato al clarinetto. Da subito ho espresso una grande passione per la musica tanto che mi sono diplomato all’accademia a soli 15 anni. In quel periodo, mio padre mi ha regalato un sassofono che ho cominciato a ‘strimpellare’ da autodidatta. Dalle emozioni che mi regalavano le note suonate, sono nati vari gruppi che ho costituito e portato avanti nel tempo. II sassofono più del clarinetto si prestava infatti, per la musica contemporanea“. Così sono nati i “Gill Negretti e i Rock Boys” che di volta in volta diventavano… “e la sua band“, “e gli Astores“. Poi è arrivato “Gill’s Sound“, anche se il gruppo che ha avuto più successo è stato “La Troupe” nel periodo in cui il sassofonista suonava nei locali di Taormina. “Erano gli anni della ‘dolce vita’ e ho capito che utilizzare altri strumenti a fiato per le esibizioni sarebbe stato utile – ricorda -. Così ho messo su una band, la ‘Calibro 9’ che con sassofoni, trombe, tromboni, costituiva una piccola orchestra. Poco prima avevo partecipato ad una tournèe con un cantante che all’epoca aveva avuto un gran successo, Maurizio Arcieri. II mio gruppo, nel frattempo, era sempre più conosciuto ma in città imperavano i Beans“.
Erano i primi anni Settanta e si ascoltava il rhythm and blues e le cover. “Nel 1981 ho conosciuto Perez Prado che mi aveva cercato dopo aver sentito parlare di me, in galleria a Milano, da Riccardo Fogli – afferma -. La ‘Calibro 9’ è diventata così la band del noto musicista per tre anni durante i quali abbiamo girato tutta l’Europa esibendoci in molte piazze“.
Nel 1983 il sodalizio con Prado termina a causa della scomparsa del musicista cubano e Negretti torna in Italia, nella sua Sicilia. Un matrimonio fallito alle spalle, una nuova ocupazione, una compagna più realista: “Non sono un musicista di professione, morirei di fame. Avreipotuto realizzare i miei sogni, ma quando è morto Perez la famiglia mi ha richiamato e sono tornato consapevole che la musica non può essere tutto nella vita“.
II piano bar e le partecipazioni a diverse trasmissioni televisive, diventano le attività di riferimento di Gill che durante la sua carriera si è ispirato a Fausto Papetti, il sassofonista più celebre d’Italia: “Ho conosciuto Papetti a Sanremo, ma abbiamo avuto sempre idee diverse. So che lui mi ha lodato in alcune circostanze, ma era dedito unicamente alla discografia mentre io ho sempre desiderato il contatto con il pubblico“.
Qualcuno può pensare che essere siciliano abbia danneggiato in qualche modo Gill. “L’unica componente negativa nella mia lunga carriera è stato proprio colui che ho tanto ammirato: Fausto Papetti – sottolinea -. La sua presenza sul mercato, avvolgente ma imperante, che mi ha ispirato in un primo momento, successivamente è diventata una condanna perché non c’era spazio per nessun altro. Né si poteva chiedere di collaborare con lui. Papetti era per sé e basta. Una dimensione la sua soltanto discografica e, invece, a me piaceva spaziare. Ho vissuto e vivo la mia passione per la musica conte un mezzo per esprimere la mia personalità. 1l sassofono che tengo tra le mani e appoggio sulle labbra, diventa, nel momento in cui lo suono, una mia appendice, attraverso la quale esprimere emozioni e sentimenti“.
Anche Gill Negretti ha scritto musica; anche Gill Negretti vorrebbe cominciare l’avventura discografica. “Sì, è vero ho scritto musica, ma soltanto da giovane. Sono brani rimasti in un cassetto… ho sempre suonato musica di altri che ho personalizzato imprimendo il mio stile. L’avventura discografica mi è stata proposta già da qualcuno e io la sto vagliando. Ciò che mi preme sottolineare e consigliare ai giovani è che la passione per la musica non deve soppiantare il resto. Solo rispettando alcuni valori della vita si può riuscire ad ottenere ciò che si vuole e, soprattutto, amare ciò che si fa. Anche se, i ragazzi che scelgono gli strumenti a fiato si dedicano per lo più alla musica classica e sperano di fare parte di un’orchestra per guadagnare uno stipendio sicuro“.

(font: I Vespri – Caterina Caltagirone, 21 ottobre 2006)