Nun ti sevvi pi cumannu

Nun ti sevvi pi cumannu“: alzi la mano chi catanese, dalla mezza età in su, non si sia mai sentito rivolgere, o non abbia almeno ascoltato, questa espressione! Si tratta di un ‘catanesismo’ puro che se volessimo tradurre ad un ‘forestiero’, dovremmo dire pressappoco così: “Non considerarlo un ordine” oppure “Non ti sentire obbligato a farlo“, riferendosi ovviamente ad una richiesta. Se però ci pensiamo un po’, ci accorgiamo che la traduzione di questa formula di cortesia non rende del tutto la struttura della situazione. Cosa dovremmo aggiungere allora, per una migliore comprensione da parte del nostro interlocutore non catanese? A ben guardare l’espressione in questione rientra nel numero delle figure retoriche perché si tratta di un ‘eufemismo’, ossia di una formulazione attenuata, nel nostro caso di una aspettativa: che la richiesta venga soddisfatta senza indugi, accompagnata con la cortese rassicurazione che la si è eseguita volentieri. Ad usare l’espressione è infatti spesso una persona autorevole, per età o per posizione sociale, che non vuole però far pesare agli altri questo riconoscimento e non vuole abusarne: perciò desidera escludere che il suo sia un comando, anche se considererebbe offensivo un eventuale rifiuto. Una bella ‘commedia umana’, insomma! Ovviamente tutto ciò non significa che qualcuno possa anche usare la frase per pura e sincera cortesia. Quanto detto può servire ad illustrare con un esempio gustoso una tesi di alcuni studiosi del linguaggio, che sostengono che dietro ciascuna lingua si celi a supporto una “forma di vita”, un particolare modo di vedere il mondo e di vivere i rapporti sociali, che costituirebbe il vero significato delle parole, delle frasi e dei discorsi. Si tratta di una tesi controversa, ma che troverebbe, a mio modesto parere, una conferma nel ricco, complesso e intessuto di ‘vissuto’, dialetto siculo-catanese.

Salvatore Daniele

  2 comments for “Nun ti sevvi pi cumannu

  1. Denebola
    15 ottobre 2008 at 18:49

    D’accordo in parte. Chi è autorevole per via dell’età usa spesso questa espressione, così come le persone umili (il muratore che ti dice … mi passassi a manicula… nun lu pigghiassi ppi cumannu). La persona autorevole per posizione sociale, a mio modesto avviso, è restia, preferisce l’ordine secco. Saluti.

  2. Salvatore
    16 ottobre 2008 at 13:52

    Gentile Denebola,

    La ringrazio per la Sua osservazione che testimonia ancora una volta la grande ricchezza del nostro dialetto e la complessità della ‘forma di vita’ che esso sottende. Io parlavo di una persona autorevole per posizione sociale che vuole dissimulare il suo potere, e non ho escluso che l’espressione in questione possa essere usata con quella verace gentilezza che spesso è una dote spontanea delle persone umili. (Tuttavia, come ha mostrato Wittgenstein nelle Ricerche Filosofiche, i comandi secchi sono tipici anche di situazioni in cui sono ‘in giuoco’ attori dello stesso rango sociale, come ad esempio artigiani che lavorano insieme).
    Cordiali saluti !

    Salvatore